Il cavallo che aveva due teste e tutto quello che (non) sapete su La (buona) scuola

Molti anni fa una docente precaria, in congedo per maternità, ricevette un messaggio di un alunno.

Erano da poco passate le 13 e lo scambio di sms procedette più o meno così:

«Prof. conosce qualche versione su Bucefalo?»

«Non a memoria, comunque era il cavallo di Alessandro Magno»

«Ma sa se aveva due teste?»

«Ma che cosa stai dicendo?»

Era accaduto che, al posto della docente precaria, in quella classe, di quella scuola, di quella città d’Italia, era stata nominata, con l’attribuzione di ore eccedenti, una docente di ruolo che, non riuscendo a tradurre  l’espressione: « […] et capite et nomine Bucephalus fuit» aveva “suggerito” agli studenti la sublime, quanto fantasiosa, spiegazione, suscitando i dubbi degli stessi allievi che avevano deciso di toglierseli rivolgendosi a fonti più sicure.

Tutto vero, nulla di inventato. Eppure a quanto dicono le mie fonti, quella docente è ancora lì, al suo posto, e mai fu licenziata, per queste e altre fesserie (tra cui l’inesistenza dei Poetae Novi, confortata dall’inesistenza dei Poeti Vecchi) e non solo perché, dicono le malelingue, avesse una “liason dangereuse” con il Dirigente.

Non è un caso isolato, si sa. Ma di docenti così, nella scuola italiana, statene pur certi, che ce ne sono pochi, non molti, come pur si pensa nell’immaginario collettivo.

 

Nessuno li licenzia, benché gli strumenti normativi per poterlo fare ci siano già.

E in mano a chi? Dei Dirigenti, ovviamente.

A partire dalla convocazione (sempre da parte dei dirigenti) di quel Comitato di Valutazione che Renzi, oggi, vorrebbe far passare per  nuovo, chiamandolo “Nucleo” e dall’intervento degli ispettori ministeriali a questo preposti.

Cosa voglio dire? Che nessuno si deve illudere che il tanto sbandierato “merito” porterà qualità alla scuola italiana.

Al massimo, se la valutazione dei docenti si farà, sarà alla stregua di come è stata fatta finora, alla carlona e con un inutile dispendio di denaro pubblico.

La valutazione c’è già, ad esempio, per i neo assunti, sottoposti a corsi pomeridiani in cui tutto si fa, tranne che verificare l’attitudine del docenti all’insegnamento o la conoscenza della disciplina. E tranne che pagare chi li gestisce. Chi? Non mi dire che…

D’altra parte, dopo che si è superato un corso di laurea, un corso abilitante, un concorso ordinario, si conosceranno o no gli argomenti della propria materia da diffondere agli studenti?

Non illudiamoci, quindi, affatto, che i docenti impreparati (pochi, pochi) saranno rimossi dal servizio, perché non accadrà. Sfido chiunque a promuovere iniziative in tal senso (dirigenti e genitori) e sottoporsi ai ricorsi e ai contenziosi che ne deriveranno.

Perché ce ne saranno, stiamone pur certi.

E a pensare ai tempi della giustizia italiana…quell’ignorante di professore farà in tempo a rovinarvi tutta la generazione!

Il “merito” si ridurrà in un nulla di fatto e più concretamente si tradurrà in uno spreco di risorse pubbliche che incideranno sulle tasche dei contribuenti (le nostre).

Se, poi, si volesse davvero puntare sulla formazione dei docenti, si potrebbe abolire da subito la prassi dei master on line (costo medio 600 euro per 3 punti di titoli in graduatoria) superati con un test con le crocette e proposti dai tanti consorzi telematici di università statali presenti nel nostro Paese.

Sì, avete capito bene. I docenti oggi “pagano”  per avere un titolo che gli consenta di migliorare il proprio curriculum e la propria posizione in graduatoria.

Ma tutto questo, il prof. Renzi, non ce lo scrive, sulla lavagna.

Così come non ci dice che quella che i Renzi boys definiscono la chiamata diretta/valutazione (per merito e curriculum del prof.) del Dirigente annullerà, di fatto, la possibilità per i docenti di essere trasferiti nel Comune di residenza sulla base di un criterio trasparente.

Oggi, infatti, la mobilità opera tramite una graduatoria fatta da anni di servizio, titoli (lauree, dottorati e titoli di cui sopra) e diritto al ricongiungimento. Per cui il docente ottiene la sede ambita, sulla base del punteggio che ha maturato negli anni.

Con la riforma, invece, il prof di ruolo e neo assunto che lavora fuori Comune, potrà “rientrare” solo se supererà il colloquio con il Dirigente.

Vi immaginate il militare trasferito sulla base del colloquio con il Comandante o un Magistrato sulla base del colloquio con il Presidente del Tribunale?

Sempre di pubblico impiego si tratta.

E quanti staranno dietro alla porta di un dirigente scolastico per avere il posto vicino casa? A che prezzo?

Tutto questo, Renzi, non lo dice e pensa di poter mentire agli italiani spiegando alla lavagna che c’è bisogno di “merito” e che i docenti non vogliono essere valutati. Falso.

E non starò qui a spiegarvi più di tanto che una docente di lettere, precaria in Toscana, se entrasse in ruolo con la normativa attuale, sarebbe bloccata in quella regione per tre anni.

Un’altra testimonianza mi rammenta, invece, che alcuni anni fa, un alunno ebbe 6 in italiano allo scrutinio finale, con la giustificazione della docente (a cui il ragazzo era stato raccomandato dal Dirigente) tale per cui,  benché il ragazzo avesse 4 a fine anno, tuttavia aveva «raggiunto la sufficienza nel primo quadrimestre».

Quando il Preside si rivolse al docente di Biologia e chiese se il 4 potesse passare a 6, il professore con uno scatto di orgoglio disse: «Beh, se un 4 allo scritto di italiano passa a 6, discutere di un 4 in una materia orale, è come discutere sul sesso degli angeli». Promosso.

Con buona pace dei genitori e degli studenti.

Balle? No, il fatto è fin troppo vero anche per essere raccontato.

Se gli italiani credono che La Buona Scuola impedirà il sistema clientelare e le promozioni facili (e quindi un vero miglioramento del livello di istruzione dei nostri figli)  si sbaglia di grosso.

Perché in Italia impera il malaffare e la corruzione. Ed è scritto in tutti i tribunali italiani. E già i dirigenti hanno potere, negli scrutini finali, se non in teoria, certamente in pratica, dove si può alzare un voto con l’ok dell’intero consiglio di classe.

(Ci saranno o no professori più buoni in questo Paese?)

La paura (che falsamente i guru della comunicazione chiamano “paura della valutazione”) è che il docente che supererà il colloquio, meritevole o meno, sarà preda di “quei” dirigenti che, alla fine dell’anno, avranno i genitori alla porta pur di ottenere la promozione dei propri figli.

Ah, i figli! Quelli che: «Ti fai interrogare?» «Oggi no, Prof.» «Intanto, è impreparato sul registro»…E fanno spallucce, perché sanno che prima degli scrutini, tanto passa papà.

E quando papà verserà il 5 x mille alla scuola? Allora saranno rose e fiori.

E nessuno si permetta di dire che in Italia, a tutti i livelli non funziona così!

Nessuno finga su una verità storica!

Ma assumeranno 100.000 precari.

Può darsi, tanto anche Berlusconi, come ha opportunamente osservato Canfora su un quotidiano nazionale, «aveva promesso un milione di posti di lavoro».

E d’altra parte, se non li assume il Governo, saranno assunti dai Tribunali italiani, purché abbiano fatto ricorso.

Poi però, quelli che oggi stanno spendendo fior di quattrini per il Tirocinio di formazione attivo (TFA, un anno di nulla, all’università, dopo la laurea all’università, per abilitarsi all’insegnamento) …faranno il concorso ordinario, perché per sostenerlo, la laurea, non era abbastanza.

E in tutto questo Renzi fa il video buonista con la lavagna da libro “Cuore” e si arrotola le maniche, perché “c’è molto da lavorare”, “la sfida è difficile”, “insieme possiamo farcela”.

E siccome tutto questo, effettivamente, non era abbastanza, poi ai professori, quelli che la scuola la fanno, il sistema lo conoscono e che vivono ogni giorno con i nostri figli, manda la letterina dal sistema istruzione @noreply.

 

La riproduzione di questo articolo, non autorizzata, sarà perseguita ai sensi di legge. 

 

 

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Giornalista, italiana del Sud, mi piace osservare le cose e ascoltare i suoni che provengono da ogni angolo del mondo.
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