Alcolismo: un tema di cui parlare ancora

Dopo mesi di distanza, nascono le prime, nuove sinergie per questo blog.

Dall’inchiesta sull’alcol, [https://emanuelamartino.wordpress.com/2013/05/11/alcolisti-anonimi-soli-davanti-alla-bottiglia-quando-il-bere-ti-fa-sentire-un-dio/] dall’incontro con l’associazione degli alcolisti anonimi della mia città, che ringrazio ancora per avermi consentito di realizzare questa indagine, molti sono stati i singoli che hanno voluto spendere una parola per descrivere il loro modo di bere, le loro necessità.

Qualche giorno fa, l’associazione Aiuto Alcolisti Anonimi (www.aiutoalcolistianonimi.it) mi ha chiesto ufficialmente di poter effettuare uno scambio di link, in modo da rendere più agevoli i contatti e consentire, a chi soffre di problemi legati all’alcolismo, di leggere le esperienze altrui e offrire la propria testimonianza.

Come da accordi, il loro sito web trova, pertanto, spazio tra i link amici del mio blog.
Spero se ne aggiungeranno gli altri, nell’obiettivo comune di migliorare la nostra società.

Basta poco, basta un click.

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Giornalista, italiana del Sud, mi piace osservare le cose e ascoltare i suoni che provengono da ogni angolo del mondo.
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3 risposte a Alcolismo: un tema di cui parlare ancora

  1. paolo58 ha detto:

    Non riuscivo più né a bere né a non bere… Paolo58

    Buongiorno, per prima cosa mi presento, io sono Paolo (Paolo58) e sono un alcolista.
    Di seguito, come amministratore del sito http://www.aiutoalcolistianonimi.it , porto i miei ringraziamenti alla cortese Emanuela Martino per averci ospitato nel proprio blog e nell’intento di dare inizio ad una collaborazione effettiva vi riassumo il mio trascorso da alcolista attivo come anche la strada che ho intrapreso (e continuo a percorrere) per condurre la mia attuale esistenza in stato di sobrietà.
    La mia storia di recupero inizia il giorno otto novembre dell’anno millenovecentonovantuno.
    Ripercorrendo il mio passato con sincera analisi dei fatti, io devo dire che ancora oggi non so se io sia divenuto alcolista a seguito delle smodate quantità di alcol che letteralmente “ingurgitavo” o se io assumessi quelle stesse quantità perché l’ alcolismo apparteneva dalle origini alla mia “dote genetica”…
    So per certo che, oggi come oggi, ritengo oziosa la ricerca di una risposta a questo quesito, anzi, la ritengo in un qualche modo fuorviante. Il problema mi appartiene e le mie giornate scorrono all’insegna dell’accettazione.
    Questa è l’unica verità provata dalla quale ho deciso di muovere la mia azione costruttiva … questo punto, in termini di programma, del nostro programma di recupero, viene definito “primo passo”. Avevo ammesso, e tuttora non fatico ad ammettere, “La mia impotenza di fronte all’alcol e che la mia vita era divenuta incontrollabile”!
    Il punto sul quale, invece, vale la pena riflettere un attimo assieme è il seguente: se pensate che qualcuno si alzi la mattina, una qualche mattina, e decida di alcolizzarsi, bene, siete su una strada mendace… l’alcol entra nelle vite di alcune persone in punta di piedi, una goccia dopo l’ altra, un giorno dopo l’ altro, e quando apri gli occhi sei al capolinea! – Game over!
    Nella mia vita l’alcol è penetrato lentamente fino ad inzupparla completamente alla stessa maniera in cui, allo scatenarsi di un incendio, il fumo invade la tua abitazione trovando l’accesso fra le fessure delle finestre chiuse o passando dal camino!!!
    Ricordo la mia nonna paterna che, preoccupata per la mia corporatura allora esile, dopopranzo, mi somministrava un piccolissimo bicchierino di Ferrochina Bisleri, convinta che il ferro mi avrebbe supportato nella crescita. Nessun risentimento da parte mia, era il suo un gesto d’ amore ed erano anche altri tempi. All’epoca avevo cinque anni.
    Mio padre invece dal canto suo cercava di “rinforzarmi” prima che io mi allontanassi da casa al mattino per andare a scuola. Erano gli anni delle scuole medie, quando, a colazione, nella tazza del frullatore Girmi, rompeva un paio di uova fresche, vi aggiungeva un bel bicchiere di latte e una banana e non faceva mai mancare un mezzo bicchiere di Marsala… le lezioni diventavano uno spettacolo!
    Arrivarono, col tempo, anche gli anni del Liceo e le prime feste di compleanno fra compagni, in casa e con la mamma in cucina come di usanza a quei tempi, ma tra le tartine e i dolci, nascosta fra le lattine di Coca Cola e di aranciata, io ricordo che riuscivo quasi sempre ad intrufolare una bottiglia di “Ballantines” che ai tempi (e per uno studente) era già considerata una “chiccheria”.
    Oggi, alla luce di quanto mi è accaduto lo vedo come un veleno di nicchia, se ad assumerlo sono io. L’alcol nella mia vita è cresciuto per quantità in maniera quasi impercettibile e la consapevolezza dei guai crescenti in logica conseguenza alla sua smisurata assunzione mi portava a doverne riassumerne altro per trovare un qualche temporaneo oblio, forse nel tentativo di anestetizzare una coscienza consapevole dell’uragano che si stava inesorabilmente avvicinando. – La compagnia peggiore che un alcolista isolato in se stesso possa provare è quella della propria coscienza!
    Ritengo poco utile dilungarmi sui doviziosi particolari di quanto io riesca oggi a ricordare, di come giorno dopo giorno, meticolosamente ed inconfutabilmente, l’alcol si stesse impossessando dei miei pensieri e delle mie azioni poiché non penso di essere stato “eccezionale” nemmeno come alcolista, ma un alcolista invece sì, quello so bene di esserlo!
    Questa è una delle mie poche certezze e se lo dico, se apertamente ne parlo scevro da ogni onta, non è certo per trovare commiserazione perché non cerco di suscitare sentimenti di compassione… del resto, oggi so che non servirebbero, come parimenti non servirebbe nemmeno sentirsi dire: “bravo, ce la hai fatta, ne sei uscito”… “complimenti, deve essere stata dura… ma tu ci sei arrivato”.
    Quello che sto cercando di evidenziare in queste scarne righe, riassunto di quel poco che ad oggi io abbia compreso di me, è quanto sia più utile tentare di uscire da quell’autoisolamento nel quale, generalmente, un alcolista cerca rifugio alla propria vergogna, quell’eremitaggio autocompassionevole che sovente io stesso ho adoperato per “farmi notare”.
    Ecco, quello era il grido di aiuto che da me usciva silente per rimbalzare fra le pareti della mia stanza e rientrare in me con gelido fragore, fino a trovarmi l’anima, fino a sezionarla. Ma nemmeno questo mi è stato sufficiente.
    A questo punto, la malattia, o meglio, quella che oggi percepisco come malattia e non più come vizio, è stata diagnosticata attraverso quanto esposto nelle righe precedenti e in quei particolari comportamenti, in quelle inconfondibili ed infernali sensazioni che soltanto chi ha il problema riconosce come proprie al solo menzionarle! Saprà così che parliamo lo stesso linguaggio e gli sarà spontaneo comunicare. So che alla fine del percorso mi trovavo a bere, paradossalmente, per “dimenticare che bevevo” ma alla fine del percorso io non riuscivo più nè a bere nè a non bere !!! – Scacco matto!
    Sembrano slogan dozzinali, questi, ma non riuscirei mai a comunicarvi quanta strada ho dovuto percorrere per “farli miei”. Se soltanto poteste immaginare quanto coraggio occorre per potersi vedere con occhi sinceri e cercarsi in qualunque difetto ti appartenga per provare a comprenderne la vera natura! Oggi io non saprei vivere diversamente, e nemmeno lo vorrei. Ma ripenso a quell’ultima colossale bevuta, il giorno 06/11/1991.
    Ero rientrato a casa alle tre del mattino accompagnato dai carabinieri e da un’auto medica, ne venivo dall’ospedale, dove mi avevano misurato il tasso alcolico con un prelievo ematico ed era alla soglia del coma etilico! Al rientro a casa avevo due oggetti in meno: la patente e la vettura. La dignità e l’autostima le avevo smarrite ormai da anni e così ero rimasto davvero solo, senza nemmeno più me stesso! Fu quella sera che pensai: “per morire di cirrosi epatica, che tutto sommato è dolorosissimo e poco dignitoso o per terminare i tuoi giorni in un qualche ospedale psichiatrico, falla finita adesso”…. “abbi il pudore, almeno, di non prolungare l’agonia, tanto domani non smetterai…”
    E allora salii sul davanzale della finestra di sala, al quinto piano, deciso a lasciarmi cadere nel vuoto, lì, nel totale silenzio, solo con me stesso e con la mia disperazione, ma mentre pensavo che il giardino sottostante era quello di mia mamma ricaddi all’interno, sospinto da una folata di aria stranamente calda per la stagione. Mi rialzai sorpreso e decisi di dormirci sopra, ma trovai particolarmente improbabile il fatto di non essere cascato all’esterno, vista la mia sincera volontà e le mie condizioni. Secondo me la vita mi era stata risparmiata perchè in qualche modo ne facessi buon uso, e oggi io, attraverso il mio impegno e ai sinceri amici che ho trovato in A.A., cerco di onorarla e di rispettarla sapendo che non sono più solo, non più fino a che ne avrò io stesso il desiderio.
    Ricordo ancora che il giorno dopo l’accaduto cercai Alcolisti Anonimi nell’elenco del telefono; mi risposero cordiali e disponibili e mi invitarono alla loro riunione per il giorno seguente. Fu l’ultima bevuta, quella, e quel giorno io ebbi l’opportunità di ricominciare a scrivere un “nuovo diario della mia vita”, giorno dopo giorno, pagina dopo pagina, in bella calligrafia e senza macchie, tutto questo era esattamente quanto desideravo dalla mia vita e questo è quanto oggi, io stesso, riesca a donarmi.
    Dopo quasi 25 anni di lavoro intenso, ho deciso che sarebbe stato utile costruire una sorta di “ospedale on line”, per poterci accostare il più possibile a quanti soffrano ancora, per raggiungerli direttamente nel luogo di maggior isolamento, che per l’alcolista è la propria abitazione, usando a fin di bene, di amore incondizionato, la moderna cyber-tecnologia, e così è nato il sito http://www.aiutoalcolistianonimi.it dove chi desidera potrà trovare testimonianze, letteratura specifica e ufficiale di Alcolisti Anonimi e anche una sezione cineteca con film inerenti storie di dipendenza, per conoscere il problema, per discuterne, perché soltanto con la conoscenza e la discussione si ridimensionano le questioni intricate, fino alla loro naturale scomparsa.
    L’iscrizione al sito è gratis come del resto la frequenza di chi lo desidera, e a tal proposito faccio notare che noi ci riuniamo tutte le sere, feriali e festivi, dalle 21,30 alle 23,30 con il principale scopo di passare un messaggio di speranza all’alcolista che ancora soffre.
    In buona sostanza ogni giorno io mi impegno nel recupero perchè la mia vita continui ad avere la fragranza della sobrietà e la spensieratezza dell’onestà profonda, non potrei più vivere senza questi “sapori”… e aggiungo infine che di giornate sobrie, un solo giorno alla volta, sono arrivato a contarne qualche migliaia e per quanto gratuitamente io abbia trovato, gratuitamente ridono.
    Questo, a suo tempo, aveva dell’incredibile!
    Nella speranza di poter essere di aiuto auguro serene 24 ore a tutti.
    Paolo, ma più semplicemente… Paolo58.

    • emamart ha detto:

      Grazie per il suo contributo. La mia è stata un’inchiesta sugli usi e gli abusi dell’alcol, specie tra adolescenti, partita qualche anno fa.
      Ho poi incontrato il gruppo A.A. (alcolisti anonimi) e il gruppo dei familiari degli alcolisti di Reggio Calabria.
      Ho scoperto una profonda umanità e un grande senso di accoglienza e ancora li ringrazio per avermi reso possibile questa inchiesta.
      Certamente all’epoca le dichiarazioni degli alcolisti furono da me mediate, oggi ben volentieri pubblico e approvo le vostre esperienze, nella loro genuinità, pur di contribuire alla sofferenza di è legato all’uso di alcol.

    • Pietro70 ha detto:

      Parole importanti, le tue. Fanno percepire in maniera chiara come ci si sente in queste situazioni e, soprattutto, rende chiaramente l’idea di come l’alcol entri subdolamente nell’esistenza delle persone, in maniera quasi impercettibile. Provo rabbia nel constatare ogni giorno che i giovani si danno all’uso e abuso dell’alcol per puro divertimento o anche solo per sentirsi “parte del gruppo”, inconsci forse delle conseguenze catastrofiche che ne possono derivare. Hai ragione, l’alcol si insinua a poco a poco dentro di noi…e quando ce ne accorgiamo è già troppo tardi. Grazie per il tuo prezioso contributo, forse ognuno di noi dovrebbe leggerlo e riflettere sulle tue parole. Un saluto!

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