A volte ritorna la voglia di scrivere a un’altra velocità…

Bloggetto mio, mi sei mancato!

Perché ti riprendo adesso? Non lo so, forse non ho abbastanza spazio nei post di Facebook.

Eh beh, ne sono passati di mesi. Ma non ho avuto né il tempo, né la voglia di scriverti.

Oggi è Natale.

Sì, lo so non c’entra nulla con quello che ci stavamo dicendo, ma lo sai che quando faccio così…sono io…passo da un argomento all’altro, quello che mi scivola giù dalle dita…

tic tac tic tac tic tac…

Ah, lo sai, sì?

Ho attivato una campagna di sensibilizzazione per l’uso corretto della lingua italiana.

Perché io non faccio errori? A centinaia… of course.

Solo che sono una saccente rompipalle, per cui qualcosa di nuovo me la dovevo inventare.

Se scrivo ancora? Perché, che sto facendo?

Ah beh, tu intendevi se faccio domande. Sì, anche quelle, certo.

E mi rispondono? Non c’è una domanda perfetta, lo sai. Neanche la risposta perfetta, invero.

Ma se non altro …la risposta ti dà il senso della qualità della persona con cui parli.

Anche di quelli con cui hai parlato prima, effettivamente.

Il mio mestiere è un po’ così.

Non c’è una verità, in una risposta. Ma è un puzzle, un puzzle infinito che devi comporre tra il detto e il non detto.

Ho sempre fatto così, ai tempi belli della redazione.

Sì, il giornale è morto. E con quello anche molte belle speranze.

Che squadra che era!

Certo il “non detto” non lo puoi pubblicare. Eh, no non si può pubblicare. Però si può mettere al “condizionale”.

No, ho detto “condizionale”. Ti assicuro non c’entra niente, non è “Attenzionare”…e dai smettila bloggetto di darmi noia!

Ah certo. Ci sono siti internet che ne ammettono l’esistenza.

Comprendo.

No, sul serio me ne farò una ragione.

Perché non mi occupo più di alcolismo? Perché non me ne è capitata l’occasione e poi … poi ho avuto da fare diciamo…in politica.

No, non hai capito. Non mi sono “buttata in politica”.

Veramente non l’ho nemmeno cercata. Mi ha cercato lei.

E come camminare sui passi di mio padre.

Veramente non ci avevo mai pensato che potessimo avere delle affinità. Eppure…

Non, non c’è. Non può spiegarmi certe cose. Me la vedo da sola, ormai da qualche anno.

Che faccio? Faccio tutto, come sempre!

Se ti scriverò ancora? Non lo so, non mi programmo la vita da un sacco di tempo.

Ora vado. Non ho più tempo.

 

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Il cavallo che aveva due teste e tutto quello che (non) sapete su La (buona) scuola

Molti anni fa una docente precaria, in congedo per maternità, ricevette un messaggio di un alunno.

Erano da poco passate le 13 e lo scambio di sms procedette più o meno così:

«Prof. conosce qualche versione su Bucefalo?»

«Non a memoria, comunque era il cavallo di Alessandro Magno»

«Ma sa se aveva due teste?»

«Ma che cosa stai dicendo?»

Era accaduto che, al posto della docente precaria, in quella classe, di quella scuola, di quella città d’Italia, era stata nominata, con l’attribuzione di ore eccedenti, una docente di ruolo che, non riuscendo a tradurre  l’espressione: « […] et capite et nomine Bucephalus fuit» aveva “suggerito” agli studenti la sublime, quanto fantasiosa, spiegazione, suscitando i dubbi degli stessi allievi che avevano deciso di toglierseli rivolgendosi a fonti più sicure.

Tutto vero, nulla di inventato. Eppure a quanto dicono le mie fonti, quella docente è ancora lì, al suo posto, e mai fu licenziata, per queste e altre fesserie (tra cui l’inesistenza dei Poetae Novi, confortata dall’inesistenza dei Poeti Vecchi) e non solo perché, dicono le malelingue, avesse una “liason dangereuse” con il Dirigente.

Non è un caso isolato, si sa. Ma di docenti così, nella scuola italiana, statene pur certi, che ce ne sono pochi, non molti, come pur si pensa nell’immaginario collettivo.

 

Nessuno li licenzia, benché gli strumenti normativi per poterlo fare ci siano già.

E in mano a chi? Dei Dirigenti, ovviamente.

A partire dalla convocazione (sempre da parte dei dirigenti) di quel Comitato di Valutazione che Renzi, oggi, vorrebbe far passare per  nuovo, chiamandolo “Nucleo” e dall’intervento degli ispettori ministeriali a questo preposti.

Cosa voglio dire? Che nessuno si deve illudere che il tanto sbandierato “merito” porterà qualità alla scuola italiana.

Al massimo, se la valutazione dei docenti si farà, sarà alla stregua di come è stata fatta finora, alla carlona e con un inutile dispendio di denaro pubblico.

La valutazione c’è già, ad esempio, per i neo assunti, sottoposti a corsi pomeridiani in cui tutto si fa, tranne che verificare l’attitudine del docenti all’insegnamento o la conoscenza della disciplina. E tranne che pagare chi li gestisce. Chi? Non mi dire che…

D’altra parte, dopo che si è superato un corso di laurea, un corso abilitante, un concorso ordinario, si conosceranno o no gli argomenti della propria materia da diffondere agli studenti?

Non illudiamoci, quindi, affatto, che i docenti impreparati (pochi, pochi) saranno rimossi dal servizio, perché non accadrà. Sfido chiunque a promuovere iniziative in tal senso (dirigenti e genitori) e sottoporsi ai ricorsi e ai contenziosi che ne deriveranno.

Perché ce ne saranno, stiamone pur certi.

E a pensare ai tempi della giustizia italiana…quell’ignorante di professore farà in tempo a rovinarvi tutta la generazione!

Il “merito” si ridurrà in un nulla di fatto e più concretamente si tradurrà in uno spreco di risorse pubbliche che incideranno sulle tasche dei contribuenti (le nostre).

Se, poi, si volesse davvero puntare sulla formazione dei docenti, si potrebbe abolire da subito la prassi dei master on line (costo medio 600 euro per 3 punti di titoli in graduatoria) superati con un test con le crocette e proposti dai tanti consorzi telematici di università statali presenti nel nostro Paese.

Sì, avete capito bene. I docenti oggi “pagano”  per avere un titolo che gli consenta di migliorare il proprio curriculum e la propria posizione in graduatoria.

Ma tutto questo, il prof. Renzi, non ce lo scrive, sulla lavagna.

Così come non ci dice che quella che i Renzi boys definiscono la chiamata diretta/valutazione (per merito e curriculum del prof.) del Dirigente annullerà, di fatto, la possibilità per i docenti di essere trasferiti nel Comune di residenza sulla base di un criterio trasparente.

Oggi, infatti, la mobilità opera tramite una graduatoria fatta da anni di servizio, titoli (lauree, dottorati e titoli di cui sopra) e diritto al ricongiungimento. Per cui il docente ottiene la sede ambita, sulla base del punteggio che ha maturato negli anni.

Con la riforma, invece, il prof di ruolo e neo assunto che lavora fuori Comune, potrà “rientrare” solo se supererà il colloquio con il Dirigente.

Vi immaginate il militare trasferito sulla base del colloquio con il Comandante o un Magistrato sulla base del colloquio con il Presidente del Tribunale?

Sempre di pubblico impiego si tratta.

E quanti staranno dietro alla porta di un dirigente scolastico per avere il posto vicino casa? A che prezzo?

Tutto questo, Renzi, non lo dice e pensa di poter mentire agli italiani spiegando alla lavagna che c’è bisogno di “merito” e che i docenti non vogliono essere valutati. Falso.

E non starò qui a spiegarvi più di tanto che una docente di lettere, precaria in Toscana, se entrasse in ruolo con la normativa attuale, sarebbe bloccata in quella regione per tre anni.

Un’altra testimonianza mi rammenta, invece, che alcuni anni fa, un alunno ebbe 6 in italiano allo scrutinio finale, con la giustificazione della docente (a cui il ragazzo era stato raccomandato dal Dirigente) tale per cui,  benché il ragazzo avesse 4 a fine anno, tuttavia aveva «raggiunto la sufficienza nel primo quadrimestre».

Quando il Preside si rivolse al docente di Biologia e chiese se il 4 potesse passare a 6, il professore con uno scatto di orgoglio disse: «Beh, se un 4 allo scritto di italiano passa a 6, discutere di un 4 in una materia orale, è come discutere sul sesso degli angeli». Promosso.

Con buona pace dei genitori e degli studenti.

Balle? No, il fatto è fin troppo vero anche per essere raccontato.

Se gli italiani credono che La Buona Scuola impedirà il sistema clientelare e le promozioni facili (e quindi un vero miglioramento del livello di istruzione dei nostri figli)  si sbaglia di grosso.

Perché in Italia impera il malaffare e la corruzione. Ed è scritto in tutti i tribunali italiani. E già i dirigenti hanno potere, negli scrutini finali, se non in teoria, certamente in pratica, dove si può alzare un voto con l’ok dell’intero consiglio di classe.

(Ci saranno o no professori più buoni in questo Paese?)

La paura (che falsamente i guru della comunicazione chiamano “paura della valutazione”) è che il docente che supererà il colloquio, meritevole o meno, sarà preda di “quei” dirigenti che, alla fine dell’anno, avranno i genitori alla porta pur di ottenere la promozione dei propri figli.

Ah, i figli! Quelli che: «Ti fai interrogare?» «Oggi no, Prof.» «Intanto, è impreparato sul registro»…E fanno spallucce, perché sanno che prima degli scrutini, tanto passa papà.

E quando papà verserà il 5 x mille alla scuola? Allora saranno rose e fiori.

E nessuno si permetta di dire che in Italia, a tutti i livelli non funziona così!

Nessuno finga su una verità storica!

Ma assumeranno 100.000 precari.

Può darsi, tanto anche Berlusconi, come ha opportunamente osservato Canfora su un quotidiano nazionale, «aveva promesso un milione di posti di lavoro».

E d’altra parte, se non li assume il Governo, saranno assunti dai Tribunali italiani, purché abbiano fatto ricorso.

Poi però, quelli che oggi stanno spendendo fior di quattrini per il Tirocinio di formazione attivo (TFA, un anno di nulla, all’università, dopo la laurea all’università, per abilitarsi all’insegnamento) …faranno il concorso ordinario, perché per sostenerlo, la laurea, non era abbastanza.

E in tutto questo Renzi fa il video buonista con la lavagna da libro “Cuore” e si arrotola le maniche, perché “c’è molto da lavorare”, “la sfida è difficile”, “insieme possiamo farcela”.

E siccome tutto questo, effettivamente, non era abbastanza, poi ai professori, quelli che la scuola la fanno, il sistema lo conoscono e che vivono ogni giorno con i nostri figli, manda la letterina dal sistema istruzione @noreply.

 

La riproduzione di questo articolo, non autorizzata, sarà perseguita ai sensi di legge. 

 

 

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Abuso di alcol: un convegno a Reggio Calabria

Si torna a parlare di Alcolismo, il prossimo sabato 16 maggio, alle nove del mattino, al Consiglio Regionale della Calabria, a Reggio Calabria in un convegno organizzato anche dalla locale associazione degli Alcolisti Anonimi.

Un tema, quello dell’alcol e dell’abuso di sostanze alcoliche, che ho a lungo trattato in questo blog, al punto che, da qualche mese, questo profilo è punto di riferimento per un’associazione che si occupa della prevenzione e della cura dell’alcolismo sul web.

Chi fosse nelle vicinanze o potesse raggiungere la sede del Consiglio Regionale, troverà occasione per sentire dal vivo le testimonianze di chi, non senza difficoltà, è riuscito o  sta cercando di uscire da questo inferno.

 

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Il Ddl scuola: più “beffa” per tutti.

Ebbene sì, manco da un bel po’, ma sono stata parecchio occupata.

Ma di fronte all’avanzare del Ddl sulla scuola che il Governo Renzi si accinge a varare, proprio non mi riesce di star zitta.

Ad oggi, leggendo qua e là, non si capisce l’effettiva portata e i numeri delle assunzioni dei precari.

Sindacati sparigliano cifre su cifre, di posti vacanti da colmare da più parti.

Di una cosa siamo consapevoli, il precariato della scuola italiana va risolto e subito, anche a prescindere dalle conseguenze che la portata della Sentenza della Corte Europea potrebbe avere sugli orientamenti dei tribunali italiani per avere rinnovato i contratti a tempo determinato per oltre tre anni.

Assumere su organico funzionale, una nuova realtà che elimina la distinzione tra organico di fatto e di diritto attualmente vigente nel sistema scolastico italiano, assumere secondo le vecchie regole, non importa. Occorre assumere e in fretta.

Ma la verità è che la Riforma, che nelle sue migliori intenzioni vorrebbe risolvere il problema del precariato, ha delle pecche e non sono poche.

A parte che non si comprende ancora come, quando e dove, dovrebbero essere assunti i precari, ma l’aspetto più inquietante è il sottoporre i lavoratori alla chiamata diretta da parte del Dirigente Scolastico.

Non entro nel merito sul paventato rischio di pratiche clientelari che il meccanismo della chiamata diretta potrebbe determinare, ma vorrei analizzare la questione da un punto di vista differente.

Con la chiamata diretta da parte dei dirigenti, che già in sé lede il diritto alla mobilità dei lavoratori della pubblica amministrazione, per esempio, non si tengono conto le esigenze di quanti già di ruolo, non hanno ancora ottenuto il trasferimento nella città di origine o nei comuni limitrofi e che ogni anno partecipano alla mobilità. Una specie di mini concorso interno basato su punti e titoli che consente il trasferimento su una delle sedi richieste dal lavoratore.

Con il nuovo meccanismo, solo chi ha raggiunto questo obiettivo può star tranquillo, non possono però esserlo coloro che, pur di ruolo, non sono riusciti a rientrare nelle proprie città.

Si tratta di docenti che ogni anno chiedono il trasferimento interprovinciale e che, non ottenendolo, hanno la possibilità di avvicinarsi anche solo per un anno, con le assegnazioni provvisorie o chiedendo di essere utilizzati su posto di sostegno o altra classe di concorso. Una procedura che, per altro, verrebbe sterilizzata dalle imminenti immissioni.

Dovrebbero forse contare sulla chiamata diretta di un dirigente da una regione all’altra?

Lo stesso dicasi per quanti pur essendo di ruolo in provincia, hanno una sede di servizio ben distante da quella di residenza, anche nel raggio di 100 km, non esattamente una passeggiata.

La cosa che più mi disarma, però, è che tra i proclami lanciati da più parti, la “nuova mobilità”, triennale, e su presentazione di curriculum al Dirigente, sembra non tener conto (per quanto abbia letto) di alcuni dispositivi di legge che certamente non potranno essere raggirati.

Penso alle precedenze dovute a disposti normativi legati a patologie, all’assistenza ai parenti disabili, all’avvicinamento ai coniugi impiegati tra le forze dell’ordine.

E se ne potrebbero citare a vario titolo di conquiste sulla contrattazione dovute a lotte sindacali negli ultimi vent’anni.

Ma su questo tutto tace.

Mentre non si può tacere sull’espressa volontà di cancellare dal piano delle assunzioni gli idonei che sì, non saranno vincitori di concorso, ma che lo potrebbero diventare per logico scorrimento di graduatoria.

Non si capisce, infatti, come si fa a non assumerli se i vincitori sono stati assunti su altre classi di concorso o da graduatoria ad esaurimento in questi ultimi anni.

Per non parlare delle altre categorie di docenti e di neo abilitandi, che restano fuori dal Ddl.

A questo scempio giuridico che, se dovesse essere approvato, affosserebbe di ricorsi i tribunali italiani già affogati di giudizi pendenti, della scuola e non, nelle ultime ore si registrano le prime timide osservazioni del mondo politico.

Ma il dubbio che mi assale è un altro.

Non si capisce perché questo Paese non sia in grado di operare una riforma efficace del sistema scolastico italiano, tornando a una scuola dei contenuti e dei saperi, piuttosto che puntare su soluzioni improvvisate e giuridicamente vacillanti.

E a questa domanda che le forze parlamentari dovrebbero rispondere, se ce la fanno, cercando, però, di evitare il politichese.

 

 

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Analisi del 2014- Grazie a tutti!

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 5.700 volte nel 2014. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 5 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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I Moralia di Plutarco e il Sindaco che (potrebbe) sparigliare le carte

Elezioni ci siamo. A Reggio Calabria si voterà il 26 ottobre e per la Regione la data è il 23 novembre. Il 5 ottobre, invece, le primarie del centrosinistra per scegliere il candidato che correrà per Palazzo Alemanni.

Dopo l’elenco (approssimativo) degli aspiranti alla carica di primo cittadino della costruenda città metropolitana dello Stretto  (cfr https://emanuelamartino.wordpress.com/2014/09/11/il-caso-dei-sindaci-di-reggio-e-i-limiti-della-democrazia/) potrebbe uscire dal cilindro un altro nome a sorpresa.

Ipotizziamo che alcune forze della città, contrarie nell’appoggiare l’area PD e Giuseppe Falcomatà, ma perplesse anche nel sostenere il candidato di centrodestra, Dattola, decidano di fare da sé.

Come? Coinvolgendo i possibili “delusi” dai giochi partitici e qualche imprenditore che non ha trovato la quadra sul nome interno a Confindustria.

Delusi? Chi? Non certo Mimmo Battaglia, uscito sconfitto dalla primarie del centrosinistra per il Comune contro Falcomatà, che qualche giorno fa ha deciso di appoggiare il candidato del partito. Forse con un occhio alla Regione, dove con un ok dall’Urbe, potrebbe contare su un posto in Giunta col placet dell’uscente tra Callipo, Oliverio e Speranza.

Ipotesi, solo ipotesi.

Come quella per la quale il Presidente della Provincia Raffa, se non fosse candidato da FI alla Regione e uscisse sconfitto dal confronto con la Ferro, non potendosi candidare al Comune né al Consiglio Regionale (per il solo fatto che le due cose rappresenterebbero una diminutio) dovrebbe appoggiare il candidato di FI, Dattola.

Oppure si potrebbe immaginare di trovare una quadra con le forze di cui sopra, con un nome in grado di sparigliare le carte nel quadro che si sta componendo per il 26.

Nel gioco dei nomi anche quello dell’assessore provinciale alla Legalità, Lamberti, da sempre vicino a Raffa, che però un posto da Sindaco già ce l’ha. A San Procopio, comune pianigiano, dove resterà per i prossimi tre anni. Per chiudere un percorso in fieri e per non tradire il mandato della cittadinanza.

Ma l’occhio su Reggio resta sempre, in fondo tra i delusi della politica c’è anche lui.

Mai negato, lo scontro col Pd che, a suo dire, non lo sostenne nello scontro contro Scopelliti nelle amministrative che sancirono la riconferma dell’ex Governatore col 70%.

Il tutto mentre la campagna elettorale continua sui social network con storie di oggi e di ieri.

E se pace è fatta tra l’avvocato Chizzoniti (candidato per Reggio nel cuore) e il senatore Renato Meduri sul posto di vicesindaco offerto dal primo e rifiutato dal secondo, proprio Meduri si dice pronto, sul suo profilo FB, a rendere noti i retroscena che portarono alla candidatura (e poi vittoria) di Falcomatà padre.

Qualcuno, invece, dopo aver letto l’ultimo su questo blog, in fatto di limiti della democrazia, mi ha suggerito anche di considerare il fatto che i cittadini non scelgono direttamente il proprio candidato, perché filtrato dai partiti, anche se si fanno le primarie.

È vero. È anche vero che è difficile oggi scegliere il “vir bonus dicendi peritus”, per dirla alla Catone il censore.

Oggi, per governare serve più di un’abilità, che non sia solo quella di saper parlare o armeggiare con le tecniche della persuasione.

Quali le caratteristiche? Varie ed eventuali.

Nel frattempo io mi leggo quelle “classiche” dettate da Plutarco nei Moralia, non si sa mai.

 

La riproduzione di questo articolo, anche parziale, non è consentita senza autorizzazione dell’autrice. 

 

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Il caso dei “Sindaci” di Reggio e i limiti della democrazia

Dopo aver letto almeno tre ottimi volumi su cosa sia la democrazia, quali siano le sue origini e le sue plurime definizioni dagli albori ad oggi, di una cosa mi sono persuasa: la democrazia non è un sistema rappresentativo perfetto.

Se ne potrebbero “tirare” di ragioni, dal fatto che la rappresentanza non sia realmente rappresentativa degli elettori (non solo perché chi vince non rappresenta chi non lo ha votato, ma più logicamente perché occorre tener presente anche chi si astiene, per cui, alla fine, i vincitori non sono i rappresentanti di una maggioranza, ma di quella maggioranza che li ha votati. E guardate bene che non è la stessa cosa, se si teorizza su una pratica democratica “pura”).

Per altro si potrebbe aprire la querelle di come, una volta eletti, i rappresentanti non agiscano più sulla base delle istanze degli elettori, ma di altre necessità.

Non è una sorpresa, infatti, che l’elettorato molto spesso resti deluso sulle scelte politiche degli eletti.

Su un fatto, invece, si può discutere con ragionevolezza: ovvero che la partecipazione contribuisce ad allargare i confini della democrazia e a rendere consapevoli e protagonisti i cittadini sulle scelte delle amministrazioni, per dirla in altri termini, della “governance” territoriale.

Ma tralasciando i temi cari all’urbanistica, questa riflessione mi è utile per ragionare su cosa sta accadendo nella mia città, Reggio Calabria, in vista delle amministrative del prossimo 26 ottobre.

Candidati a Sindaco, praticamente uno al giorno. A parte il primo nome noto, quello di Giuseppe Falcomatà (PD), dopo qualche indecisione iniziale, sembrerebbe che il centrodestra (FI e NCD, Raffa, presidente uscente della Provincia e Scopelliti, ex Governatore) abbia deciso di convergere in toto verso Lucio Dattola (presidente della Camera di Commercio) sostenuto fino ad ora tra le file della sola Forza Italia. E siamo a due tra gli schieramenti con chiari colori politici.

Da qui, un lungo elenco di candidati tra cui alcuni provenienti già dal mondo politico, come Aurelio Chizzoniti per il Movimento Reggio nel cuore, e il punto interrogativo di Mimmo Battaglia, già sfidante di Falcomatà alle Primarie del Centrosinistra e in area PD, che sembrerebbe volgere alla decisione di candidarsi con i moderati. E saremmo a quattro.

Poi arrivano i nomi dei movimenti di ispirazione civica, nati dalle ceneri del commissariamento e non, i cui leader hanno deciso legittimamente di portare il proprio contributo per la nuova città metropolitana.

E allora abbiamo Paolo Ferrara (Liberi di ricominciare), Giuseppe Musarella (Ethos), Francesco Antonio Scafaria (Movimento reggini indignati) e il possibile candidato della coalizione “Per un’altra Reggio” e quello dei “Verdi”. E sarebbero cinque e quattro:nove.

E Confindustria? Ci sarebbe un candidato anche degli industriali reggini, se non fosse che uno dei papabili ha pubblicamente dato forfait. Una provocazione o uno sfogo, il comunicato inviato alla stampa qualche giorno fa dal Presidente Cuzzocrea (non disponibile in tempi non sospetti alla candidatura)? Se il nome alla fine uscisse, avremmo ben dieci candidati a Sindaco, senza contare M5S che ha da poco iniziato le consultazioni. Bene, undici “papabili” per una poltrona sola. (Se ho sbagliato i conti, abbiate pietà, non sono una matematica).

Quella bollente di Palazzo San Giorgio, dove chi ci arriverà, dovrà metterci più “di una faccia” per citare l’iniziativa di un movimento in corsa per le amministrative alla ricerca di candidati persino sui social network. Anche questa è partecipazione, libertà e democrazia: “chi se la sente, si faccia avanti”, insomma.

Ecco quella della campagna elettorale sui social network, forse, ma neanche tanto, potrebbe essere il dato nuovo delle amministrative 2014.

Frecciatine, risposte a distanza, improperi e “minacce”, come quelle di un noto politico che ha minacciato bonariamente i candidati a non taggarlo su iniziative politiche, pena la cancellazione dall’elenco degli amici.

E i giornalisti? A inseguire i botta e risposta, perché anche questo (un bene o un male?) fa notizia.

Io, provocatoriamente, ma non tanto, sul mio profilo ho pubblicato questo:

Test civico. Il folto numero di candidati a sindaco a Reggio Calabria è dovuto a:

A) accresciuto senso civico dei cittadini che vogliono mettersi in gioco per la città;

B) nota frammentarietà del corpo civico cittadino;

C) scarsa o nulla identificazione con i candidati a sindaco dei più netti schieramenti politici di destra e di sinistra e dei loro programmi;

D) tutte le possibilità fin qui espresse;

E) varie ed eventuali (lo aggiungo adesso).

Di certo è che tra candidati a sindaco e liste a sostegno, ci sarà davvero da scegliere, se le cose dovessero rimanere così, fino alla scadenza dei termini.

Quasi quasi dovremmo… candidarci tutti…

E la democrazia? Vedi sopra.

Ps: So che non me lo copia nessuno, ma ad ogni modo…la riproduzione senza autorizzazione non è consentita 🙂

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